Nel whistleblowing, tutelare la riservatezza del segnalante significa proteggere tutte le informazioni che potrebbero renderlo riconoscibile. È uno degli aspetti centrali evidenziati all’interno del provvedimento sanzionatorio dell’ANAC – Delibera n. 344 del 2026, che richiama l’attenzione sulle responsabilità di chi gestisce le segnalazioni interne.
Ma cosa significa, garantire questa protezione?
Il caso di Giovanni: quando segnalare un’irregolarità solleva dubbi sulla riservatezza
«Vorrei segnalare quello che ho letto. Ma chi saprà che sono stato io?»
Giovanni lavora in banca e ha ricevuto per errore alcune e-mail. Nello scambio compare Gabriele, l’amministratore delegato: vuole che un appalto venga assegnato a tutti i costi alla Alpha-Service, un’impresa già nota per alcune inadempienze. Giovanni consulta il regolamento delle gare. Le indicazioni contenute nei messaggi sembrano andare in un’altra direzione.
Decide di utilizzare il canale interno di whistleblowing, ma una preoccupazione accompagna la sua scelta: che cosa succederà quando inizieranno le verifiche?
Dall’altra parte del canale ci sono persone chiamate ad approfondire i fatti. E proprio il modo in cui svolgeranno questa attività potrà fare la differenza.
Il provvedimento sanzionatorio ANAC e la violazione della riservatezza del segnalante
È su questa responsabilità che si sofferma la delibera ANAC n. 344 del 9 settembre 2026.
L’Autorità ha sanzionato con 15.000 euro ciascuno i tre gestori di una segnalazione interna, per aver violato la riservatezza del segnalante. Il profilo relativo all’omesso svolgimento delle verifiche è stato invece archiviato.
Il caso esaminato riguardava possibili irregolarità contrattuali in una società privata. Durante le interviste, i gestori avevano condiviso informazioni sulla segnalazione e sul contratto interessato. Dettagli che, combinati con ciò che i componenti del ristretto gruppo di lavoro già conoscevano, permettevano di risalire al segnalante.
Non era necessario comunicarne il nome: bastava renderlo riconoscibile.
ANAC chiarisce infatti che l’obbligo di riservatezza può essere violato anche attraverso informazioni che consentano di ricavare indirettamente l’identità della persona. Non occorre dimostrare che qualcuno l’abbia effettivamente identificata. Il rischio è che una tutela riconosciuta dalla legge venga compromessa proprio durante le attività che dovrebbero garantirla.
Quali sono le tutele per chi effettua una segnalazione?
C’è poi un chiarimento importante per chi, come Giovanni, si domanda se abbia elementi sufficienti per segnalare: la protezione non richiede che la vicenda conduca necessariamente a una condanna.
Rilevano i fondati motivi, al momento della segnalazione, per ritenere vere le informazioni e comprese nell’ambito della disciplina.
Il ruolo della formazione in materia di whistleblowing
Per chi si occupa di compliance e formazione aziendale, le implicazioni sono notevoli.
Non si tratta soltanto di spiegare come utilizzare una piattaforma, ma di preparare chi gestisce le segnalazioni a valutare il contesto: le persone coinvolte, i loro ruoli, le informazioni già conosciute e il rischio che i dettagli condivisi rendano riconoscibile chi ha segnalato.
Ma il punto più importante, forse, resta quello che emerge dalla domanda di Giovanni. Una norma può riconoscere una tutela e una procedura può organizzarne l’applicazione. Ma perché quella tutela sia effettiva, serve che chi riceve la segnalazione sappia tradurla in comportamenti corretti, anche quando formula una domanda o condivide un documento.
È anche così che la fiducia di chi segnala trova una risposta concreta.
Garantire la riservatezza del segnalante richiede la conoscenza delle norme e delle Linee Guida dell’ANAC.
Vuoi tenere aggiornato il tuo team sulle ultime novità normative? Scopri il nostro corso Sistemi di segnalazione: nuovi standard per la tutela del whistleblower, oppure contattaci per una soluzione su misura per la tua realtà aziendale.

Natalia Banchelli
Head of SME di TABILIA