La sostenibilità sta diventando un elemento strutturale nelle decisioni di investimento e nei rapporti con i clienti. La crescente rilevanza dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) sta modificando l’offerta di prodotti finanziari e il modo in cui i risparmiatori valutano le proprie scelte.
In questo contesto, anche le autorità di vigilanza (come CONSOB) stanno analizzando con attenzione il livello di competenze finanziarie degli investitori e il ruolo degli intermediari nel favorire decisioni più consapevoli.
Le evidenze emerse dall’ultimo Quaderno di Finanza CONSOB
Nel Quaderno di Finanza “Investitori retail e finanza sostenibile”, pubblicato nel dicembre 2025, CONSOB presenta i risultati di un’analisi empirica sul rapporto tra conoscenza finanziaria, percezione delle proprie competenze e scelte di investimento sostenibile.
Si tratta di un documento di ricerca che offre indicazioni utili per comprendere le dinamiche comportamentali degli investitori retail.
Dallo studio emerge che:
- la sostenibilità sta assumendo un ruolo crescente nelle preferenze dichiarate dei risparmiatori;
- una maggiore esposizione a informazioni sulla finanza sostenibile può aumentare la competenza percepita;
- tale incremento può però essere accompagnato da fenomeni di overconfidence, ovvero un’eccessiva fiducia nelle proprie capacità di valutazione;
- l’overconfidence può incidere negativamente sulla qualità delle decisioni di investimento.
Il punto centrale non è soltanto l’interesse verso investimenti con caratteristiche ESG, ma il possibile divario tra conoscenza effettiva e percezione soggettiva delle proprie competenze. La sfida educativa consiste quindi nel rafforzare la conoscenza reale, non soltanto la familiarità con il tema.
Il ruolo della consulenza finanziaria
La ricerca evidenzia inoltre come la consulenza finanziaria possa svolgere un ruolo decisivo. È possibile ridurre il rischio che le decisioni siano guidate esclusivamente da percezioni soggettive o da eccessiva fiducia, quando i/le consulenti:
- rilevano in modo strutturato le preferenze di sostenibilità del cliente;
- forniscono informazioni chiare e comparabili su prodotti finanziari con caratteristiche ESG;
- aiutano a comprendere rischi e opportunità connesse alla sostenibilità.
La competenza dell’intermediario diventa quindi un fattore determinante per tradurre l’interesse verso la sostenibilità in scelte coerenti con il profilo di rischio e gli obiettivi dell’investitore.
Il contesto regolatorio europeo
L’evoluzione del quadro normativo europeo rafforza questa direzione. Il Regolamento (UE) 2019/2088, noto come Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), introduce obblighi armonizzati di trasparenza per partecipanti ai mercati finanziari e consulenti in merito all’integrazione dei rischi di sostenibilità e alle caratteristiche ESG dei prodotti finanziari.
Parallelamente, gli aggiornamenti di secondo livello alla disciplina MiFID II hanno previsto l’integrazione delle preferenze di sostenibilità nella valutazione di adeguatezza (suitability) nell’ambito del processo di consulenza. Ciò significa che le preferenze ESG del cliente devono essere rilevate e considerate nella raccomandazione d’investimento, secondo criteri strutturati.
Si tratta quindi di un’evoluzione regolatoria che richiede competenze tecniche aggiornate e capacità di interpretazione normativa.
Perché la formazione ESG è strategica in ambito finance
Alla luce delle evidenze empiriche e del contesto normativo, formarsi su ESG e sostenibilità significa:
- comprendere correttamente i criteri ambientali, sociali e di governance;
- distinguere tra conoscenza effettiva e percezione soggettiva (riducendo il rischio di overconfidence nei clienti);
- integrare le preferenze di sostenibilità nel processo consulenziale in modo coerente con la normativa vigente;
- rafforzare la relazione fiduciaria con il cliente attraverso trasparenza e competenza tecnica.
La sostenibilità diventa una componente strutturale dell’offerta finanziaria e della valutazione degli investimenti.
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